Ogni tanto mi ricordo di essere anche una sottospecie di universitaria (ma ancora per poco, ringraziando iddiolamadonnatuttiisanti), tolgo gli occhiali d'ordinanza da (ehm) insegnante privata e mi dirigo verso la facoltà con un orrendo zainetto nero che avrò pagato due euro una decina d'anni fa. Il mio dipartimento è frequentato da gente tanto simpatica, e soprattutto sincera, che preferirei due calci nel deretano e ventordici scudisciate anziché andarmici a rinchiudere, ma mi sono messa in testa di dare gli esami integrativi in vista dell'abilitazione all'insegnamento nelle scuole pubbliche, che di questo passo conseguirò nel duemilamai, prima di discutere la tesi specialistica invece che dopo, come fanno tutti gli studentelli medi, a disoccupazione inoltrata. Mi attribuisco da sola la palma di Pirla del Mese e mi stringo anche la mano, complimenti, brava, bis.
Tra un appello di linguistica italiana e uno di approfondimenti di linguistica, saltellando con leggiadria tra la cartografia, la storia moderna e la filologia italiana-ma-anche-un-po'-classica-se-no-mi-sento-triste, capitano anche momenti di vero divertimento e di autentica perplessità, come questa battuta. Scena: interno giorno, aula da 350 posti, ore 11 del mattino. Canuto supermegaordinario giacca-e-cravatta guarda giovane rastona al secondo anno, visibilmente agitata: «Signorina, ma non passi adesso, non importa... si calmi un po', che so, vada ai Murazzi a bere una birra e torni tra un'ora».
In questo istante, però, a prevalere è lo scoramento. Appello alle 9 del mattino, l'esimio professore arriva con una buona mezz'ora di ritardo, e già questo ti fa vagamente girare i cabbasisi: prof, insomma, un appello d'esame è come un primo appuntamento, tu sei un uomo e non puoi fare aspettare una signorina. Inizia, con tutta la flemma del mondo, a chiamare i candidati. Pensi: io devo dare solo due crediti integrativi, mi sono iscritta a Pasqua del 1992, mi farà passare per prima, no? No. Prima passano gli iscritti del corso L da sei crediti, poi quelli da dodici crediti, poi quelli del corso E, poi quelli degli anni precedenti, poi i due coccodrilli l'orangotango due piccoli serpenti l'aquila reale il gatto il topo l'elefante e anche i due leocorni... e dopo, forse, passi tu.
Torni a casa sconsolata, con la nebbia di Augusta Taurinorum che ti si appiccica addosso. Speri di poterti rilassare. Orrore: nella tua piccola dimora sembra essere passato un uragano. Realizzi che Coinqui C. se n'è andata senza nemmeno degnarsi di buttare l'immondizia, figuriamoci il resto.
Uccidetemi.
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