venerdì 21 settembre 2012

Once upon a time

C'era una volta, in un'austera città, abitata anticamente da Celti e Romani, una principessa. I suoi capelli risplendevano della luce del tramonto, nei suoi occhi si specchiavano i laghi alpini, la sua longilinea figura le conferiva un tocco di rara eleganza...

... ecco, la sottoscritta non è nulla di tutto questo. La città dei Celti e dei Romani, il cui nome tutti pensano derivi dal latino taurus, «toro», e invece viene dritto dritto dal celtico tauro, «montagna», continua a esistere, umidiccia e carica del particolare fascino di un'anziana che un tempo è stata una donna splendidamente bella. Di principesse, in giro, se ne vedono pochine; in compenso ci sono io, nata in una terra tra due fiumi (una sorta di Mesopotamia delle Alpi Marittime, se si vuole, con la Stura e il Gesso trasformati nel Tigri e l'Eufrate de noantri), trasferita ad Augusta Taurinorum prima per forza e poi per amore. Ogni riccio un capriccio, capelli neri e ribelli, ingentiliti soltanto da un riflesso di hennè qua e là. Se l'altezza, come dicono, è mezza bellezza, non mi resta che sperare di avere almeno l'altra metà. I miei occhi hanno il colore del carbone e non riflettono il cielo, ma lo guardano attentamente. Può capitare d'incrociarmi per strada: via la scarpetta di cristallo e parcheggiata la carrozza, saltello da un tram all'altro con un paio di Superga rosse un po' consumate, forse meno chic, ma sicuramente assai più comode. Lasciato il gran ballo a quella fighetta di Cenerentola, danzo in un mondo fatto di portici, parole, chicchi di caffè e granelli di polvere.

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