Anche se nessuno dei miei venticinque lettori (espressione manzoniana, ma ho il sospetto che su questo blog siano ancora meno) ne sentiva la mancanza, ho deciso d'inaugurare una rubrica: il momento musicale. Quando scoverò qualche perla, di autori famosi o di artisti sconosciuti ai più, le dedicherò un post. Se la canzone dovesse piacere a qualcuno, avrò compiuto la mia buona azione quotidiana; e se invece non interessasse? E chi se ne frega, scrivo comunque, tanto qui comando io. =)
Ho appena scoperto un brano molto bello. Arrivo un po' in ritardo, per la verità: una breve ricerchina internettara mi fa sapere che è in rotazione radiofonica dallo scorso 27 aprile... diamine, possibile che non l'abbia mai beccato?
Tenendo per me i miei moti di sconforto, la canzone si chiama E mi parli di te; è il frutto di una collaborazione tra Marina Rei, una delle mie artiste preferite, e Pierpaolo Capovilla, cantante del Teatro degli Orrori, di cui la stessa Rei ha dichiarato: «Grazie alla poetica delle sue parole ha donato al brano un carattere narrativo profondo, che svela le ipocrisie quotidiane del "maschilismo narcisistico", che fin troppo spesso domina quel particolarissimo rapporto sociale che chiamiamo amore».
Prima o poi, ci si passa tutte. Ci s'innamora dell'uomo tanto affascinante, o tanto autoreferenziale, da dipendere totalmente dall'ammirazione altrui. L'uomo che si mette al centro del mondo e del rapporto di coppia, soprattutto se ha qualche anno più di noi e pensa di aver vissuto più esperienze, di avere più cose da raccontare. Lui parla, parla, parla. Sempre di sé. Anche un «come stai» di facciata è chiedere troppo. L'altra persona esiste solo nella misura in cui è un satellite che gli gira intorno.
E va bene, lo ammetto, forse c'è uno scrupolo di autobiografismo nel mio amare questa canzone. Chi volesse ascoltarla, la trova qui.
E mi parli di te
degli anni che passano e non ritornano mai
mi racconti le tue spacconate e le piccole glorie
mi sembri Dylan Thomas, una vecchia rockstar
sorridente, infelice
che non dice mai
mai niente, mai niente
della sua solitudine
te la leggo negli occhi
gli stessi occhi che a volte piangono
non sanno neanche perché
e si vedono anche le ferite dell’amore
e la voglia di sparire e di non tornare più
E le donne che ti guardano
e ti vorrebbero
si vedono
le bugie, così tante bugie
e mi parli di te
degli anni che passano e non ritornano mai
ma non dici mai
mai niente, mai niente
della tua solitudine
te la leggo negli occhi
gli stessi occhi che a volte piangono
e non sai neanche perché
e si vedono anche le ferite dell’amore
e la malinconia
di una vita vissuta senza malinconie
tanto per viverla
e la voglia di sparire
e di non tornare più
Il tuo amore che ti vuole bene
e che ancora crede in te, crede in te
e mi parli di te
mi parli sempre soltanto e solamente di te
ti sei mai chiesto perché
te lo dico in confidenza
ti sei mai chiesto perché
io non ti amo più?
Te lo dico in confidenza
io non ti amo più.
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